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Lecce... La Storia...
Abitata dalla preistoria, Lecce fu conquistata dai romani nel III secolo a.C.e la battezzarono Licea.
Dopo il crollo dell’ impero romano passò sotto il dominio bizantino, e poi sotto i Normanni.
Nel Quattrocento, sotto la monarchia aragonese, la città si affermò come importante centro culturale umanistico.
Nei due secoli seguenti, sotto il dominio Spagnolo dei Borboni, Lecce venne arricchita di grandiose chiese e ricchi palazzi. chiese e costruzioni civili.
A partire dall’ Ottocento lo sviluppo urbanistico di Lecce si estese oltre la cerchia delle vecchie mura, con il caratteristico tracciato ampio e regolare.
Dopo l’ Unità d’ Italia fu notevole l'impulso di promozione economica della città.
Il centro storico di Lecce
Lecce viene definita la “Signora del Barocco”, ed è proprio l’arte barocca quella che caratterizza le guglie, i portali, le chiese, i monumenti e le abitazioni del centro storico. Attraversando Porta Napoli si accede da Nord alla città vecchia, da qui si ramificano alcune tra le più importanti strade della città, sulle quali si affacciano raffinati palazzi settecenteschi. Proseguendo si incontrano la Chiesa di Santa Maria della Provvidenza, in piazzetta Baglivi, e quella di Santa Maria di Costantinopoli in piazzetta Addolorata. In Via Umberto I, invece, potrete ammirare il cinquecentesco Palazzo Adorno e la Basilica di Santa Croce, simbolo della città e del barocco leccese. Vi troverete nei pressi di Piazza Sant’Oronzo, cuore pulsante della vita cittadina, nella quale campeggia la celebre colonna del Santo patrono. Da non perdere Piazza del Duomo in cui il Duomo è solo uno degli imponenti ed importanti edifici che non potranno non affascinare i turisti. Per gli amanti dei giardini la Villa Comunale, situata nei pressi di Piazza Sant’Oronzo, costituirà una piacevole sosta.

L'Anfiteatro Romano di Lecce
Insieme al Teatro, è la più rilevante testimonianza di epoca romana. L’anfiteatro venne costruito nel II secolo d.C. per intrattenere, con gli spettacoli qui rappresentati, i soldati che erano stanziati nei pressi della città. L’edificio venne completamente sepolto dalle macerie in seguito a terremoti e devastazioni e solo alla fine della Seconda Guerra Mondiale, grazie ad alcuni lavori di scavo, è stato riportato alla luce. La parte oggi visibile dell’edificio è appena un terzo dell’intera struttura che resta, probabilmente, ancora sommersa nel sottosuolo della centralissima Piazza Sant’Oronzo perché su di essa sorgono alcuni degli edifici storici di Lecce. L’anfiteatro venne costruito con pilastri di tufo sormontati da un’architettura ad arcate. Delle opere scultoree che sono state recuperate sono particolarmente interessanti una statua della Dea Athena che è ora esposta al Museo Castromediano ed alcuni rilievi in marmo del parapetto che separava le due serie di gradinate. Le scene qui rappresentate sono un documento importante del tipo di spettacoli che si teneva nell’arena: prevalentemente cacce e combattimenti tra cacciatori ed animali.


Il Duomo di Lecce
Il Duomo di Lecce si erge nell’omonima Piazza e rappresenta il fulcro della vita religiosa della città. La Cattedrale è dedicata a Maria SS. Assunta e venne costruita una prima volta nel 1144, poi nel 1230 per essere completamente ricostruita nel 1659 dall’architetto Giuseppe Zimbalo per volere del vescovo Luigi Pappacoda, le cui spoglie sono custodite nell’altare dedicato a Sant’Oronzo situato nel transetto. Il Duomo presenta due ingressi, quello principale sul lato sinistro e l’altro che guarda l’entrata della Piazza. La facciata principale è molto sobria e raffinata a dispetto dell’ingresso secondario che rappresenta uno dei capolavori del barocco leccese con la statua di Sant’Oronzo che si erge in alto e al centro tra le due statue di San Giusto e San Fortunato. La facciata principale lascia percepire l’organizzazione della spazio interno a tre navate separate da pilastri a semicolonne. La navata centrale e il transetto sono sormontati da un soffitto in legno dove sono incastonate alcune opere di Giuseppe di Brindisi tra cui Il Martirio di Sant’Oronzo e L’Ultima Cena. Ma il Duomo accoglie al suo interno altre pittoresche opere di importanti artisti e dodici altari. Il Duomo è solo uno dei monumenti che compongono la Piazza; il Campanile e i Palazzi del Vescovado e del Seminario contribuiscono ad accrescere la sua bellezza

Il Castello di Carlo V a Lecce
Nei pressi di Piazza Sant’Oronzo sorge il Castello voluto dal Re Carlo V nel 1539. Il progetto dell’edificio venne affidato all’architetto Gian Giacomo dell’Acaya e richiese la demolizione della Cappella di Santa Trinità e del Monastero Celestino di Santa Croce a cui sono stati intitolati due bastioni delle mura che compongono la fortezza. Il castello non ebbe solo funzioni difensive, ma nel XVIII secolo una delle sue sale fu adibita per ospitare spettacoli teatrali. Dopo aver funto da caserma e distretto militare, dal 1870 al 1979, oggi il Castello è proprietà del Comune e sede dell’Assessorato alla Cultura, scenografia perfetta per le varie attività culturali che vengono organizzate. I visitatori resteranno di sicuro affascinati dalle raffinate decorazioni dell’interno: i capitelli e la cornice decorata della gran sala, gli spazi illuminati da imponenti vetrate, i delicati particolari decorativi, il salone al piano superiore con le volte sostenute da possenti colonne di pietra; tutti elementi di notevole rilievo artistico. Una leggenda è legata alla storia del Castello: pare che nel corso del ‘300 gli Orsini del Balzo tenessero un orso bianco nel fossato che circondava la costruzione. L’animale oltre a rappresentare uno status symbol, riusciva ad intimorire i malintenzionati.

Piazza Sant'Oronzo a Lecce
Piazza Sant’Oronzo è la principale piazza di Lecce dalla caratteristica pavimentazione a mosaico dove è rappresentato lo stemma della città. Gli edifici che la compongono, costruiti tra il Medioevo e l’Ottocento, costituiscono un insieme architettonico eterogeneo nel complesso di stili differenti che, però, convivono armoniosamente. Dal 1656 la piazza è intitolata al Santo patrono della città, a lui è dedicata la statua che si erge sulla colonna posta al centro della piazza e che lo raffigura nell’atto di benedire la città. I cittadini e il clero di Lecce raccontano che durante l’epidemia che si abbatté su tutto il Regno di Napoli causando diverse vittime, Lecce venne risparmiata grazie alla mediazione di Sant’Oronzo. La colonna di Sant’Oronzo è solo una delle tante attrattive di una piazza che in parte è occupata dall’Anfiteatro Romano, ma che racchiude anche il Palazzo del Sedile, ex sede del Municipio e adibito oggi per ospitare mostre d’arte ed esposizioni; l’antica Chiesa di San Marco, ricordo di un insediamento veneto e la Chiesa di Santa Maria della Grazia, nata nel 1590 in seguito al ritrovamento di un affresco della Vergine col Bambino.

Le Chiese di Lecce
Non è di certo un azzardo dire che Lecce pullula di chiese: oltre al Duomo che rappresenta il fulcro della vita religiosa, una miriade di altre chiese sono disseminate nelle strade e nelle piazze della città. Tra tutte va sicuramente citata la Basilica di Santa Croce: situata in pieno centro storico, è uno dei maggiori complessi architettonici della città e significativo esempio del barocco leccese. Tra le più antiche, va menzionata la Chiesa dei Santi Nicolò e Cataldo: costruita in epoca medievale, venne poi ristrutturata nel 1716 acquistando un’impronta barocca ma preservando sempre elementi del suo stile originario. Ancora da non perdere l’Abbazia di Santa Maria di Cerrate, accanto al cui portico finemente scolpito potrete ammirare un pozzo rinascimentale; la Chiesa di San Giovanni Evangelista, dalla struttura austera che cela un interno sfarzosamente decorato; o ancora la Chiesa di Santa Maria della Grazia, ricca di spunti derivanti dall’arte greca. Che siano di impianto medievale, rinascimentale o barocco, tutte le chiese di Lecce, di cui quelle citate sono solo pochi esempi, custodiscono fiere il patrimonio storico, artistico e religioso della città.

SANTA MARIA AL BAGNO
La città pugliese ospitò tra il 1943 e il 1947 decine di migliaia di profughi ebrei liberati dai campi di sterminio. Quell’esperienza di fratellanza, quei giorni in bilico fra tragedia e speranza rivivono ora in un “contenitore di emozioni”

È stato inaugurato il primo Museo italiano della Memoria e dell’Accoglienza a Nardò, in provincia di Lecce, nella cittadina che accolse, negli anni tra il 1943 e il 1947, oltre 150 mila profughi ebrei di diverse nazionalità. Secondo alcune testimonianze, tra i rifugiati che trovarono accoglienza nel comune pugliese figurano anche David Ben Gurion, all'epoca presidente dell'Organizzazione ebraica mondiale e nel 1948 guida politica per la proclamazione dello Stato d'Israele, e Golda Meir, futuro primo ministro d'Israele.
Il ruolo della popolazione di Nardò è stato fondamentale nell’assistenza degli ebrei liberati dai campi di sterminio. La comunità neretina ha accolto migliaia di profughi, dando loro assitenza e la possilità, dopo anni di prigionia, di professare la propria religione e le proprie tradizioni nella Sinagoga allestita a Santa Maria al Bagno, nonostante le non facili condizioni del paese dopo anni segnati dalla guerra e da carenze di ogni genere. Accanto al Tempio, i profughi hanno trovato una mensa e un centro di preghiera per i bambini e gli orfani, un ospedale e un servizio postale, e inoltre spazi adibiti allo sport per i più giovani, che hanno anche avuto la possibilità di frequentare le scuole.
La storia del Museo dell'Accoglienza e della Memoria di Nardò, prende vita il 27 gennaio 2005, quando il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha conferito la Medaglia d'Oro al Merito Civile al Comune, per aver creato nel suo territorio un centro di assitenza in favore degli ebrei liberati dai campi di sterminio negli anni tra il 1943 e i 1947. Oggi nelle sale disegnate dall’architetto Luca Zevi il progetto si è compiuto.
La struttura architettonica creata da Zevi, senza porte e finestre, e uniforme nel grigio delle tinte, interrotto solo dal colore della pietra leccese, dà vita a un contenitore di emozioni che esalta le esperienze tragiche dei sopravvissuti allo sterminio, che incontrano a Nardò un ambiente naturale e umano, ospitale e generoso. La struttura è stata progettata per contenere i ricordi e i racconti di migliaia di ebrei che hanno condiviso l’esperienza della prigionia e poi dell’a ccoglienza e della rinascita.
Accanto ai documenti fotografici, video e al materiale custodito nell’Archivio storico del Comune, il Museo della Memoria e dell'Accoglienza ospita anche una sala multimediale, una biblioteca e un’emeroteca, e accoglie tremurales, di circa cinquanta metri quadrati, opera di Zivi Miller, ebreo rumeno reduce dai campi di concentramento dove aveva perduto la moglie e la figlia. grandi
Nelle tre opere, l'autore che nei campi di sterminio aveva perduto la moglie e la figlia, racconta la sua storia personale e quella di altre centinaia di ebrei dalla prigionia fino all’a rrivo a Santa Maria al Bagno, dove si costruisce una nuova vita con una giovane donna neretina, Giulia My, recentemente scomparsa.
In memoria di quei giorni, Miller, dà vita a tre opere di grandi dimensioni in cui viene raffigurato un grande menorah con candele accese, che rappresenta la religiosità ebraica, una madre ebrea che con il suo bambino, chiede a un soldato inglese di entrare in Israele, e infine, nel murales di maggiori dimensioni, il racconto del viaggio degli ebrei dal sud dell’Italia verso Eretz Israel, la Terra Promessa.
GALLIPOLI
Itinerario turistico a gallipoli: incontro con la guida turistica presso il parcheggio custodito del porto ed inizio della vista a Gallipoli. Città di chiare origini greche (Gallipoli, dal greco kalè polìs, bella città), la storia di Gallipoli dal tardo Antico fino al Medio Evo è oscura, ma già dalla fine del sec. VI abbraccia la latinità. Nel periodo Svevo, gallipoli si schiera con l'Imperatore contro Roma e resiste energicamente, ma inutilmente agli Angioini che, conquistatala nel 1269, la mortificano devastandola. Ripopolata nel Trecento, nel sec. XV passa agli Aragonesi che la fortificano contro le continue incursioni dei pirati. Nel 1484 è assediata dai Veneziani che tentano di farne una testa di ponte per la conquista della penisola salentina, indispensabile alla Serenissima per il controllo dell'Adriatico. Tra Cinquecento e Settecento, Gallipoli viene potenziata e rafforza il suo ruolo di scalo per i traffici nel Mediterraneo. Fra Ottocento e Novecento, pur dotandosi di edifici e strutture consone alla sua bellezza, i palazzi, le ville dell'entroterra, il Borgo, Gallipoli perde la sua centralità, trasformandosi in una pittoresca cittadina meridionale. Attualmente, profittando delle sue bellezze artistiche, architettoniche e naturali, la città sta risorgendo, tanto da essere ormai riconosciuta come la "perla dello Ionio".
Entrando nella città vecchia ad uno sguardo sulla sinistra appaiono: la Fontana Greca del sec. XVI, dall'intricata simbologia ed emblema di Gallipoli; la cappella di S. Cristina, luogo di devozione dei pescatori; S. Maria del Canneto del sec. XVII, con un portico addossato all'ingresso e un interessante interno a tre navate. Proseguendo si trova l'imponente castello aragonese, sorto su più antiche fortificazioni. Si tratta di un recinto scarpato, rafforzato da torri e da un avamposto a forma di puntone-torrione, costruito su disegni dell'architetto militare senese Francesco di Giorgio Martini, dopo il ritorno della città agli Aragonesi, alla fine del sec. XV. Superato il castello, per meglio cogliere lo spirito di Gallipoli, è opportuno procedere lungo il perimetro delle mura, percorrendo quindi Riviera C. Colombo, dove sorge la chiesa di S. Francesco di Paola del Seicento, custode di interessanti opere. Usciti dalla chiesa, tra le due torri di S. Giorgio e S. Benedetto si trova il belvedere, dal quale si "gustano" tramonti unici. Si continua l'itinerario verso "palazzo Tafuri", palazzo del Settecento, arricchito con fini decorazioni Rococò. Si prosegue alla scoperta di alcuni tra gli edifici più belli di Gallipoli: la Chiesa della Purità, del sec. XVII, dalle limpide forme della facciata, con piastrelle maiolicate che ritraggono la Vergine e un vivacissimo e colorato interno; la Chiesa di San Francesco d'Assisi, del XVII- XVIII sec., con una facciata ritmata dai chiaroscuri del tufo locale e un interno impreziosito da notevoli opere d'arte, dai gruppi scultorei alle tele. Quasi affiancate si trovano: la Chiesa di S. Maria degli Angeli, con una limpida facciata con decorazioni a piastrelle maiolicate e notevoli tele all'interno; la Chiesa del Crocifisso, del sec. XVIII, costruita a devozione dei maestri bottai, animata all'interno dai fasti del barocco, mentre l'esterno si presenta lineare con decorazioni a maiolica.; la Chiesa di S. Domenico al Rosario, ricostruita fra XVII- XVIII sec., con facciata a due ordini incompleta, ma arricchita da nicchie e da un sontuoso interno ad un'unica navata ottagonale, impreziosita da gruppi scultorei e altari finemente decorati; la Chiesa delle Anime, costruita intorno al 1660 e impreziosita da tele e stucchi nei secoli successivi. Si ritorna così verso il castello, ma l'itinerario prosegue alla volta di altri tesori nascosti di Gallipoli, quali: Palazzo Ravenna del sec. XIX, eretto in belle forme neoclassiche con paraste e colonne binate bianche; la Chiesa del Carmine (sec. XIX); il Palazzo del Seminario (sec. XVIII), con raffinata architettura e ricco di lavori in ferro e legno; la Cattedrale ricostruita intorno al 1630 è il monumento principale del Barocco gallipolino, la facciata scandita da lesene e paraste e divisa in due da una ricchissima cornice, si presenta impreziosita da motivi floreali e statue di santi protettori, nella migliore tradizione del Barocco Leccese. Poco distante è la Chiesa di S. Teresa d'Avila, dalle linee asciutte e con un interno immerso nella penombra che invita al raccoglimento. Continuando l'itinerario si possono vedere la Chiesa di santa Chiara e l'ex Oratorio dell'Immacolata (S. Angelo), ma ciò che colpisce è il fatto che Gallipoli abbia conservato alcuni scorci splendidi e caratteristici, raccolti attorno a magnifiche architetture civili, quali: il Palazzo Arlotta (sec. XIX) in perfetto stile neoclassico; il Palazzo D'Ospina dal fine gusto Rococò, il Palazzo D'Acugna, d'impianto cinquecentesco con decorazioni sei-settecentesche e uno straordinario frantoio ipogeo; il Museo e la Biblioteca Comunale, ricchi di materiale scientifico e culturale inestimabile. Tornati indietro, si esce da Gallipoli vecchia ripercorrendo il ponte, ma l'itinerario non è ancora completo senza una visita nell'entroterra.
Attraversato il ponte verso l'entroterra, ci si ritrova nel Borgo, progettato a fine Settecento, ma realizzato solo nel corso dell'Ottocento per venire incontro alla crescita demografica, insostenibile ormai per la città vecchia. Nessuno dei nuovi edifici si impone per la rilevanza architettonica, ma nel complesso questa "nuova Gallipoli", è armoniosa ed ordinata e si carica di luce nelle stellate sere d'estate.

GALATONE
Chiesa del Crocifisso
La barocca chiesa del Crocifisso è stata costruita dal 1683 al 1694, da maestranze provenienti da tutto il Salento sulle quali primeggia Giuseppe Zimbalo; aperta al culto il 21 aprile 1694, fu terminata nelle opere interne il 1696. La facciata è divisa in tre ordini. La zona centrale del primo ordine è occupata dal pregevole portale ligneo intagliato realizzato il 1696 da Aprile Petrachi da Melendugno. Lateralmente e negli altri due ordini si susseguono le statue lapidee dei santi evangelisti, di S. Pietro apostolo e di S. Paolo, di S. Sebastiano e di S. Giovanni Battista, dell’Angelo Custode e di S. Michele Arcangelo. L’interno è sontuoso ed ammaliante, un misto di elementi decorativi dorati e di grandiose tele che narrano i miracoli operati dal Crocifisso della Pietà. La fabbrica ha la forma di una croce latina con quattro cappelle per lato nella navata. L’ultima cappella del lato destro ospita l’organo e la cantoria opera lignea intagliata e dorata realizzata da Aprile Petrachi nel 1699. Il soffitto ligneo è formato da 60 tessere ottagonali eseguite pure esse dal Petrachi il 1696. Nel transetto si innalza una ottagonale cupola sostenuta da quattro pilastri entro i quali hanno dimora in altrettante nicchie le statue dei dottori della chiesa : S. Agostino, S. Girolamo, S. Ambrogio, S. Gregorio. Le pitture riproducono il tema del ritrovamento della croce ad opera di S. Elena. Il presbiterio è dominato dal maggiore altare, sontuoso, imponente nell’aspetto, attorniato da tele eseguite da Aniello Letizia. Nella sacrestia trova posto la tela della “consegna delle chiavi a S. Pietro” di Bartolomeo Vimercati (1646) che faceva parte del corredo pittorico della prima chiesa costruita il 1623 e crollata il 1683.

PORTA SAN SEBASTIANO ; CHIOSTRO DEI DOMENICANI ; TORRE OSRSINIANA
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